Inghilterra, l’eterna sfida

13 settembre 2009

il vecchio Wembley

il vecchio Wembley

I nuovi capitali investiti sul mercato quest’estate hanno permesso di lanciare una sfida allo strapotere di titoli del Manchester United ora e del Liverpool un tempo, come alla recente solidità societaria e tecnica del Chelsea e all’interpretazione coraggiosa del calcio di un Arsenal comunque terza forza di sempre. Questo ci dà l’occasione di fare un’analisi storica della geografia dei successi in Inghilterra, ben sapendo comunque che la storia la si fa di giorno in giorno.

Si sa. La nascita dei Club di calcio è stata una delle conseguenze della Rivoluzione Industriale.

Quando a metà del XIX secolo i lavoratori delle fabbriche iniziarono a riunirsi nel dopolavoro, qui sorsero associazioni sportive e anche la working class ebbe modo si svagarsi, prerogativa questa che fino a quel momento era stata esclusiva dei nobili, peraltro impegnati in ben altre discipline, praticate sui campi universitari o nei loro giardini privati. E checché se ne dica, la diffusione del calcio nel resto del mondo avvenne di lì a poco, legata indissolubilmente all’iniziativa dei sudditi di Sua Maestà impiegati nelle Società Ferroviarie britanniche operanti soprattutto nel Sud America, che a loro volta crearono nell’emisfero boreale le proprie élite borghesi, dalle quali erano esclusi i locali; a questi ultimi fu concesso di integrare le squadre solo col tempo, benché il gioco già l’avessero conosciuto, osservandolo, e fossero chiaramente liberi di praticarlo fra loro.

La sottolineatura di questo aspetto ci darebbe l’opportunità di smentire i molti che hanno cercato di screditare la Gran Bretagna, deridendola per aver ideato un gioco in cui le sue Nazionali raramente hanno brillato pur avendo avuto un vantaggio di molti anni di pratica sul resto del mondo, che inizialmente pensava ad altro. Se da un lato va ricordata la diffusione mondiale del calcio già a partire dall’ultimo quarto dell’800 a testimonianza di un vantaggio dei creatori del calcio che non è troppo netto, dall’altro vanno anche ricordati i numerosi successi olimpici britannici dell’era pre Mondiali, generalmente ignorati, che chiariscono quanto difficile fosse comunque contrastare la forza degl’inventori per chi aveva accolto il calcio in altri Continenti.

Ma in questa sede desideriamo fare una diversa analisi. Tornando in particolare all’Inghilterra, non può passare inosservata la correlazione fra ubicazione della maggior parte delle prime fabbriche e successi delle squadre che rappresentavano quelle aree geografiche in tempi in cui non esistevano i trasferimenti. Guardando alle origini e volendo rapportare il calcio mondiale a quello dell’isola, quindi, potremmo dire che il centro-nord dell’Inghilterra stava al Sud (e in particolare a Londra) come la Gran Bretagna stava al Sud America e al resto del mondo. Cosa che, differentemente da quanto è poi successo globalmente sul piano delle Nazionali, in Inghilterra non è sostanzialmente cambiato con riguardo ai Club. Vale a dire che dalle Midlands in su si vinceva e si continua a vincere tantissimo.

Dal 1888/89 sono stati giocati 110 campionati, una serie lunghissima interrotta solo durante i nove anni delle due guerre mondiali. Di questi tornei, 90 sono andati a squadre del centro-nord e soltanto 20 a Club del Sud, tutti di Londra con la sola eccezione del Portsmouth, vincitore due volte a cavallo fra gli anni Quaranta e Cinquanta.

Dividendo questo periodo in decenni, solo in due occasioni le squadre del sud sono riuscite a lasciare il segno, negli anni Trenta con i cinque titoli dell’Arsenal e negli anni Cinquanta quando sorprendentemente vinsero una volta ciascuna le uniche quattro squadre della fetta meridionale d’Inghilterra ad essersi mai aggiudicate un campionato: Arsenal, Chelsea, Portsmouth e Tottenham.

Col passare del tempo sono stati sempre più i soldi e non solo l’organizzazione a fare la differenza. Considerando che prima della discesa in campo di grandi investitori stranieri è stata la creazione della Premier League, coi contratti televisivi che prevede, ad aprire la prima reale era dei ricchi e dei poveri, delle 17 edizioni finora disputate 12 sono comunque andate a Club del centro-nord (per la verità tutte al Manchester United eccetto un unico titolo del Blackburn) mentre solo 5 a rappresentanti del sud, precisamente Arsenal e Chelsea.

Tornando all’andamento generale, una quarantina di titoli se li sono equamente divisi Manchester United e Liverpool (anche se i Reds non vincono da quasi vent’anni), il che significa che due sole squadre del centro-nord si sono aggiudicate più di un terzo di tutti i campionati disputati e, restringendo l’analisi alla loro area geografica, praticamente una volta su due a tenere alto il nome di quelle lande sono state loro.

Venendo alle nuove, serie pretendenti al titolo di quest’anno, guarda caso sono una del centro-nord e una del sud: i nuovi ricchi del Manchester City tornerebbero a trionfare dopo più di quarant’anni e il Tottenham addirittura quasi cinquanta. Niente d’impossibile, ma questa sì che sarebbe una notizia dato che negli ultimi trent’anni solo Blackburn Rovers e Leeds (vincitori di un titolo a testa in questo lasso di tempo) hanno interrotto l’egemonia delle grandi di sempre o di oggi, in cui sono comprese Everton, Aston Villa e Chelsea (comunque vincitrici di soli cinque titoli in tre, con il sospirato ritorno al successo di una rappresentante del sud, londinese, che non alzava il trofeo dal lontano 1954-55, unica volta prima della rifondazione di questo primo stralcio di secolo).

Non si tratta certo di un’analisi tecnica, che sarebbe forse la più appropriata per fare previsioni per una stagione, ma se pensiamo all’impatto che possono avere sul mediolungo periodo le nuove forze rispetto a chi tradizionalmente vince (e lo ha fatto nella stragrande maggioranza delle occasioni nell’unico secolo di vita di questo sport) non si possono nemmeno ignorare i numeri. Perché qualcosa rispecchiano.

mio articolo pubblicato a settembre 2009 per Sportmain.it

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