Premier League: cambia tutto, anzi forse niente

13 settembre 2009

il logo ufficiale della Premier League inglese

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Quest’estate hanno lasciato la Premier League stelle come Cristiano Ronaldo e Xabi Alonso. Contemporaneamente hanno cambiato maglia, fra gli altri, Tevez, Adebayor, Barry e Owen. E’ arrivato un allenatore di riferimento come Ancelotti. A detta dei più, quindi, ci sono tutti i presupposti perché si possa riscrivere la geografia del calcio d’eccellenza in Inghilterra.

Eppure, analizzando le prime tre giornate (nelle quali alcune squadre hanno saltato un turno per incontri di qualificazione alle Coppe europee) e in attesa della quarta, nella quale sono in programma scontri cruciali, non molto sembra essere cambiato. O meglio, fino a prova contraria non ci sono ancora elementi tali da far pensare a questa stagione come a un momento di svolta.

Il Manchester United, che sono tutti curiosi di scoprire se si sia indebolito dopo le cessioni eccellenti e il lancio definitivo di molti giovani, ha fatto anche meglio del solito. E’ vero che ha già perso una volta, benché in un incontro che avrebbe potuto almeno pareggiare, ma ha anche vinto altre due. Sei punti sui nove iniziali non li ha sempre raccolti negli ultimi anni, quelli poi culminati nella conquista del titolo, quindi il bilancio è positivo.

Il Liverpool, che in campionato ha fatto davvero bene solo la scorsa stagione mentre sono due decenni che fallisce l’obiettivo finale, ha già perso sia in casa che fuori e in attesa di dare un assetto definitivo al centrocampo con l’inserimento di Aquilani non si sta comportando sostanzialmente in modo diverso dal solito: è incostante.

L’Arsenal forse è il gruppo che più ha impressionato, avendo vinto per goleada sia i due incontri finora giocati in campionato che quelli di Coppa col Celtic. Si può certamente dire che non ci si aspettasse necessariamente tanta prolificità da una squadra che dal 2006 in poi è in continuo divenire e che l’anno scorso ha avuto gravi difficoltà realizzative, ma non stupisce trovarlo fra i primi grazie all’ennesima ricetta di Wenger.

Ancelotti ha assunto immediatamente il controllo del Chelsea, facendone un diesel in grado di portare a casa ogni partita, a cominciare dal Community Shield vinto coi denti a spese del Manchester United. Ma il gruppo dei Blues è collaudato, era già forte di per sé, e anche il ruolo di leader ritrovato da Drogba non fa altro che riportare le cose a sei mesi fa, quando l’allontanamento di Scolari gli aveva consentito di tornare il faro dell’attacco.

Archiviate le Big Four, che non dovrebbero essere meno protagoniste di quanto lo siano più o meno sempre state nell’ultimo lustro, si apre il capitolo dei nuovi contendenti, che anche quest’anno presenta l’avvicendamento di alcuni nomi. In particolare l’Everton, lungi dall’aver compromesso la stagione con una partenza in sordina, almeno per ora sta comunque cedendo il ruolo di quinto incomodo ad altri.

Per evidenti motivi legati a un mercato ricco e di qualità spicca il caso del Manchester City, il cui presumibile inserimento nella lotta al titolo è figlio di un’aspettativa generale anche in chiave di alternativa cittadina oltre che nazionale al dominio dei Red Devils ed è onestamente corroborato dalle prime, convincenti uscite. La mano di Mark Hughes si nota doppiamente visto che i soldi dei proprietari avrebbero potuto esser spesi cedendo al sensazionalismo: evidentemente il gallese è riuscito a convincere tutti i giocatori su cui ha messo gli occhi con un progetto realistico e logico, ben lontano dall’impressione data dall’assalto a un unico campione (Kakà) che sarebbe rimasto isolato nel sostanziale anonimato del resto della squadra.

Altra menzione merita il Tottenham di Redknapp, tecnico che quest’anno può plasmare fin dall’inizio la propria creatura. La forma strepitosa di tutti coloro che hanno saputo vincere tre partite su tre, in attesa del rientro di elementi imprescindibili e di valore su cui spicca Woodgate, fa intuire la possibilità di rivedere nel nord di Londra una squadra divertente e pratica come il Portsmouth di due stagioni fa. Considerando che l’ultima volta che gli Spurs hanno fatto una bella campagna in campionato era stato ai tempi di Gascoigne e Lineker, questa sì che sarebbe una sorpresa.

In conclusione, ora che le parole e i pronostici pian piano iniziano a lasciare spazio ai fatti, non sembra che la stagione a venire debba necessariamente rivelarsi sorprendente, a meno che non la si voglia paragonare solo a quella scorsa. Le quattro grandi, con l’eccezione di alcuni volti, sono quelle di sempre; gli altri pretendenti al titolo, invece, dovranno come sempre far bene per parecchio tempo prima che li si possa annoverare fra le nuove forze della Premier.

mio articolo pubblicato ad agosto 2009 per Sportmain.it

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