Hughes e l’esperienza di Ferguson

23 settembre 2009

Sparky e Ferguson, un tempo insieme allo United

Sparky e Ferguson, un tempo insieme allo United

Il derby di Manchester di domenica scorsa rimarrà negli annali del calcio.

Il 4-3 dell’Old Trafford a favore dei padroni di casa, con l’epilogo da brividi dell’ennesimo pareggio del City al 90’ prima che Owen segnasse il gol del trionfo con l’ultima pedata a disposizione, qualche minuto più tardi, è stato un sogno per i tifosi dei Red Devils, un incubo per quelli dei Citizens e una meraviglia per chi ama il calcio. Ma è stato anche motivo di pesantissime contestazioni da parte del manager del City, Mark Hughes, che fu anche l’eroe di tante imprese dello United quando già Sir Alex sedeva sulla loro panchina. Insomma, un incrocio di emozioni.

Tralasciando per un attimo l’aspetto sportivo ed estetico, impeccabile ed esaltante grazie a tutti i suoi protagonisti, vale la pena per una volta di entrare in una polemica della Premier League. Non certo per trasformare questo torneo in una seconda Serie A, cosa di cui non ha bisogno e di cui personalmente faccio volentieri a meno, quanto per dirimere nel modo più lineare e semplice possibile questa disputa che se lasciata all’emotività delle dichiarazioni sì che arriverebbe a somigliare a quelle italiche.

Per sua stessa ammissione attraverso il sito ufficiale del Manchester City, Hughes ha detto di aver a un certo punto chiesto al quarto uomo perché si stesse dando più recupero rispetto ai quattro minuti che erano stati segnalati, e che questi gli avrebbe spiegato che il motivo erano i festeggiamenti del City dopo il 3-3 di Bellamy, avvenuto al 90’ e pochi secondi, dopo quindi che era stata esposta la lavagnetta luminosa. E lo stesso Hughes ha dichiarato che quei festeggiamenti sono durati all’incirca un minuto.

Ora, a recupero iniziato, in occasione di un calcio d’angolo guadagnato da Fletcher, Ferguson ha ordinato un cambio (Carrick per Anderson) che ai più è parso fuori luogo ma in realtà ha fruttato altri trenta secondi di gioco, come da regolamento. Mezzo minuto che è valso la partita, dato che come si può tranquillamente verificare riguardando le immagini Owen ha ricevuto il passaggio filtrante di Giggs, che ha immediatamente trasformato in gol, esattamente al minuto 95 e 31 secondi.

Questo mezzo minuto, sommato a quello dovuto ai festeggiamenti del City per il momentaneo pareggio, fa un minuto e mezzo, che a sua volta è da aggiungere ai quattro dati inizialmente, per arrivare così al 95’30”, quando centesimo più centesimo meno Owen ha scagliato il tiro della clamorosa e contestatissima vittoria.

Di questo mezzo minuto Hughes non ha mai fatto parola. Ma più che pensare a una sua malafede, che sinceramente sarebbe ingiusto visto il personaggio e soprattutto l’ambiente civile di cui fa parte ma anche l’emotività di certe dichiarazioni che gli va concessa, è bene innanzitutto ricordare come sono andati i fatti e semmai meditare una volta di più sull’esperienza. L’esperienza che dopo decenni di panchina fa di Sir Alex uno dei più illuminati strateghi del calcio di sempre, mentre al grande Sparky, com’era chiamato Hughes ai tempi dello United, restano ancora tanti anni per maturare più di quanto abbia fatto finora, senza dimenticare che è riuscito a dare mirabilmente un senso al plurimilionario progetto dei proprietari del City, altrimenti folle e sterile.

Manchester ha due grandi condottieri.

mio articolo pubblicato a settembre 2009 per Sportmain.it

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