l'Impero dell'Amore: letale

I compagni di squadra elogiano le capacità della coppia di risolvere le partite: “Là davanti sono decisivi”

Adriano e Vagner Love, insieme, hanno messo a segno il 57% dei gol del Flamengo nel Campionato Carioca (ricordiamo che il Flamengo è campione in carica del Brasileirao, NdT). Hanno firmato 23 delle 40 reti segante dai rossoneri, (12 Love e 11 Adriano). Per questo la fiducia della squadra nell’Impero dell’Amore rimane grandissima.

L’esterno Leonardo Moura ha fornito un bell’assist al numero 9 permettendogli di segnare il gol della vittoria contro l’America, domenica scorsa. Il numero 2 ha messo la palla sulla testa dell’Artilhero do Amor, che non ha perdonato (…).

Il compito di giocatori come Leo, che s’incaricano di dare il via a giocate offensive, risulta più facile in presenza di una coppia di attaccanti di qualità come quella formata da Adriano e Love. “Sono contento di poter contare su Love e Adriano in attacco e di potergli fornire assist, perché sanno sfruttarli bene là davanti,” ha detto.

La media dei due cannonieri è impressionante. Con loro in campo, il Flamengo ha perso solo una partita, contro l’Universidad de Chile in Copa Libertadores. Adriano ha giocato 11 volte in stagione, marcando complessivamente 12 gol. Love invece è sceso in campo 15 volte e segnandone 13.

servizio del sito ufficiale del Flamengo http://www.flamengo.com.br/site/noticias/noticia.php?id=8620

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vittoria agonica per il Peñarol dei record

Niente da dire. Il Peñarol ha battuto il Defensor per 3-2 in rimonta, con un gol in pieno recupero. E’ il decimo successo consecutivo dei carboneros in altrettante partite giocate nel Torneo Clausura. In più, il Manya ha raggiunto il primo posto della classifica annuale.

La partita (giocata domenica sera, NdT) era cominciata bene per il Defensor, che pur con poche idee è riuscito a tirare verso la porta di Sebastian Sosa. La partita offriva un gioco confuso e impreciso ed entrambe le squadre faticavano a creare occasioni da rete. Quando mancava poco alla fine del primo tempo, Tabaré Viudéz riceveva un pallone sulla linea mediana, s’involava verso l’area e subiva fallo da rigore da Darìo Dominguez. Si incaricava dell’esecuzione Pablo Gaglianone, Sosa parava ma la palla ritornava fra i piedi del centrocampista violeta, che con un forte tiro realizzava l’1-0. In questo modo si andava al riposo.

Nella ripresa, il Peñarol ha dimostrato immediatamente di voler cambiare le cose. Con un Egidio Arevalo Rios scatenato, Orteman a tagliare il campo in ogni direzione coi suoi lanci e con un Gaston Ramirez ispirato, i carboneros hanno chiuso il Defensor nella sua area. Al 57’, Siegler fischiava un rigore dubbio, che il capitano Antonio Pacheco trasformava.

Quando tutti pensavano che gli oronero avrebbero cercato la vittoria in ogni modo, il Defensor è tornato a colpire. Ignacio Risso, a coronamento di una grande giocata individuale, segnava il 2-1. Da quel momento il Peñarol ha iniziato a spingere a più non posso in direzione della porta violeta. Sembrava che la partita dovesse finire così e che il Manya avrebbe perso l’imbattibilità, ma all’81’, al termine di una bella azione corale, Gaston Ramirez metteva di testa il gol del 2-2, con la palla che s’insaccava all’altezza del secondo palo.

L’umore era cambiato e il Peñarol continuava a dimostrarsi superiore al suo rivale. Fisicamente, gli uomini di Silva Cantera hanno cominciato a sentire la partita e gli aurinegros
ne hanno approfittato, continuando a cercare i 3 punti, senza giocare troppo bene ma con determinazione e amor proprio, sospinti dai 40.000 e più che inneggiavano alla squadra.

Al 91’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Urretavizcaya, Pablo Gaglianone provava a liberare ma invece spediva la palla nella propria porta, regalando il terzo gol al Peñarol.

Delirio al Centenario per la vittoria su un rivale durissimo, ottenuta alla Peñarol, come più piace ai tifosi. Dopo dieci partite giocate, gli uomini di Diego Aguirre continuano ad avere un record perfetto (fatto di sole vittorie, NdT) nel Clausura, e con questa affermazione sono anche primi nella classifica annuale.

servizio del sito ufficiale del Peñarol
http://www.xn--capearol-g3a.org/data/index.php

il River attraversa il momento più buio della sua storia

Il River è allo sbando: ieri sera l’ha battuto anche l’Argentinos.

Intendiamoci, non si può più fare riferimento alle gerarchie suggerite dai grandi nomi storici del calcio argentino o anche solo da quelli degli ultimi dieci anni, benché non siano lontanissimi nemmeno gli anni Ottanta in cui proprio il Bicho fu finalista addirittura di una Coppa Intercontinentale.

Fatto sta che in vetta alla classifica, agli ordini per di più di un millonario puro come Gallego, c’è l’Independiente (una grande di sempre dal recente passato altalenante ma di certo meno roboante di quello della Banda), seguita niente meno cha dai mendocini del Godoy Cruz, quindi da altri due nomi importanti che hanno recentemente fatto onore al proprio rango vincendo l’ultima Libertadores e il penultimo campionato, vale a dire Estudiantes e Velez, ma poi ancora dall’Argentinos di cui abbiamo detto e a continuazione da una sfilza di squadre che il River un tempo si divorava: Banfield, comunque campione in carica a sottolineare il logico ribaltamento di gerarchie che si sta verificando in un’epoca di scarso valore tecnico, e poi Arsenal, Tigre, Huracan e Colon… Importante ricordare come si debbano contare altri cinque Club scorrendo la graduatoria verso il basso prima di incontrare il River. E ai tifosi della Banda, che mirano sempre all’alto, volendoci arrivare pure bene, col bel gioco tipico del Club che amano, davvero poco deve importare che alla loro squadra riescano a star dietro San Lorenzo e Boca, in malinconica compagnia di Rosario Central e Atletico Tucuman: questa magra soddisfazione, che un anno fa è toccata ad altri fra gli ultimi nominati, a questi devono lasciare.

Sì, perché a nulla vale ridere delle sventure altrui (effettivamente al limite dell’inconcepibile visto che il River disastrato di questi tempi è additato come il peggiore di tutti pur avendo qualche punto in più di chi lo sfotte), se questa caduta libera s’intuisce che non avrà fine. Un occhio al Descenso, infatti, ed ecco che scopriamo che fra la Banda e gli spareggi per non retrocedere ci sono solo tre squadre, ma è gente che va a mille trattandosi proprio dell’Huracan e del Godoy Cruz, che stanno tallonando la capolista Independiente, e poi del Racing, che nella classifica del Clausura la precede. Per come stanno andando le cose, se il River non dovrà spareggiare con una squadra di B sarà solo perché Central e Gimnasia non sembrano in grado di levarsi dal pantano, e a Núñez dovranno ringraziare per quel gol del pareggio allo scadere fatto al Lobo un mese fa…

Venendo a ieri, niente di nuovo. Una difesa di gesso in cui non ha brillato nemmeno Vega, salvatore tante altre volte, un centrocampo apatico e un attacco evanescente che, davvero, non ha pari guardando al passato: roba che farebbero comodo il Fuertes di otto anni fa e l’ultimo Abreu… Certo, Funes Mori è giovane, ma ha sbagliato tutto anche ieri sera e al River altri ragazzini avevano invece spaccato, si pensi a Maxi Lopez e Higuain, per esempio; nemmeno Villalva, subentratogli, è poi riuscito a far bene in coppia con Canales. Dietro di loro, Mauro Diaz, partito dalla panchina, non ha sfigurato ma in prospettiva forse non avrà mai il peso di un Gallardo né di un Ortega (ieri assenti) ma nemmeno di Buonanotte. Sempre a centrocampo Almeyda e Rojas con la loro prestazione hanno evidenziato che al di là di quanto male si siano mossi ieri in futuro il River dovrà fare i conti rispettivamente con l’età e un’incisività ancora da confermare di questi presunti puntelli. Bene il solo Pereyra, che ha corso, suggerito, insomma si è dannato per tutti, anche per il generoso ma discontinuo Affranchino. Per finire, lenti e in affanno Ferrari e Juan Manuel Diaz sulle fasce, mentre al centro il solo Ferrero si è mosso bene, dato che Cabral è invece tornato a decidere in negativo una partita, questa volta permettendo a Sosa di segnare il gol della vittoria.

Astrada dice che manca la capacità di giocare a calcio. In contrapposizione, cosa non è mancato andando contro il desiderio di tutto il Mondo River, dico io cercando l’origine di tanto male, è la dirigenza sciagurata di Aguilar, che iniziativa dopo iniziativa, per anni, ha minato le basi di un Club glorioso, ai cui giocatori vecchi, infortunati, incolpevolmente scarsi o troppo giovani che ci sono adesso non è sensato né giusto chiedere di essere quel che non sono.

mio articolo pubblicato a marzo 2010 per Calcioargentino.com